domenica 4 maggio 2008

La Forza del Bello



Allestita a Palazzo Te che già da solo merita una visita. Biglietti: intero 10 €; ridotto 8 €, 4 € visitatori tra i 12 e i 18 anni, studenti universitari e disabili; gratuito minori di 11 anni.

La mostra si propone di spiegare la storia della presenza dell’arte greca in Italia analizzando un fenomeno particolare come l’appropriazione della cultura greca da parte dei Romani. Questo processo di acculturazione, lungo e complesso viene esplicato molto bene nelle tre sezioni della mostra.
La prima sezione ci fa vedere come la presenza delle opere d’arte greca sul suolo italiano ha il suo esordio grazie alle colonie greche e le opere venivano importate in Italia. Spesso però furono gli artisti che dalla Grecia raggiunsero la nostra penisola. L’arte greca fu apprezzata per le sue alte qualità formali , ma anche per la sua capacità di narrare il mito, la storia e di mostrare al meglio il bello, l’umano, il divino.
È in questi secoli infatti che l’arte greca sviluppò i suoi tratti fondamentali, ossia l’attenzione sul corpo umano nei suoi valori di energia ed eleganza, il controllo sui movimenti del corpo e la sfrenatezza consentita in condizioni estreme (come nelle danze bacchiche), il contrasto tra la sensualità dei volti femminili e l’intensità ideale di quelli maschili e, non ultima, la modalità di narrazione del mito e della rappresentazione degli dei.
Nel II secolo a. C. la Grecia era ormai completamente assoggettata a Roma, sia politicamente che militarmente. Per i romani delle classi agiate la cultura di quella Graecia capta fu un punto di riferimento costante. Moltissime opere d’arte greca vennero strappate alle città sconfitte e portate come bottino di guerra a Roma, dove sfilavano nelle processioni trionfali per poi essere esposte nei templi. I romani delle classi più alte inoltre, facevano a gara nel raccogliere nelle loro ville opere d’arte greca, dando vita a un collezionismo competitivo. Per assicurarsi la presenza dell’arte greca in Italia, si offriva lavoro e commissioni ad artisti greci, che in gran numero si trasferirono a Roma e vi impiantarono le loro botteghe.
Presto gli originali greci non furono più sufficienti e la conseguenza fu la crescita del mercato delle copie che sono per noi preziosissime, perché spesso ci restituiscono l’aspetto generale di originali andati quasi tutti irrimediabilmente perduti.
La memoria dell’arte greca, spiegata nella terza e ultima sezione, rimane ben viva anche nel Medio Evo: ma si tratta di una memoria più letteraria che monumentale. Dopo la fine dell’impero romano, vennero distrutte quasi tutte le sculture in marmo e in bronzo, le pitture, le decorazioni dei templi e degli edifici civili; quello che si salva deve quasi sempre attendere molti secoli prima di tornare alla luce, per caso o dopo uno scavo.
Sono soprattutto le sculture a tramandare l’arte antica: ma in quel poco che resta visibile nessuno riesce più a distinguere il greco dal romano.
Solo coi grandi viaggi esplorativi fra Sette e Ottocento, con le campagne di acquisti di vasti cicli scultorei e con il consolidarsi dell’archeologia nelle università, si imparò a distinguere l’arte greca dalla romana e a ricostruirne lo sviluppo storico.

Questa mostra è stata curata da Salvatore Settis con Maria Luisa Catoni e la collaborazione di Lucia Franchi e dello staff del Centro di Palazzo Te. L’esposizione, che si avvale dell’allestimento di Andrea Mandara, con una scelta di oltre centoventi opere di straordinario impatto visivo, provenienti da tutto il mondo ed esposte per la prima volta contemporaneamente nelle Sale di Palazzo Te e nelle Fruttiere, si avvale di un prestigiosissimo comitato scientifico e di un ricco catalogo edito da Skira (che brossurato costa 65€ e per fortuna disponibile anche in edizione a copertina morbida 35€)

3 commenti:

Maria Rita ha detto...

Buongiorno!
Interessante questo post... come interessante sarà sicuramente anche la mostra di cui parli. Ogni tanto ci vuole una "botta di cultura"... e questa direi che è proprio una "bella botta":)

Buon inizio settimana, tesoooro!

Paolo ha detto...

Ultimamente mi sto dedicando alla cultura, devo ammettere che questa mostra non è stata "pesante" come altre che ho avuto il piacere di visitare, forse perchè la location era azzeccatissima, le opere non erano mille e poi c'è stato (giustissimo!) un gelato nel parco dietro Palazzo Te

Wilkie ha detto...

"Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace"

ma chi l'ha detta sta menata??

W.